Il percorso è rivolto a tutti coloro che intendono acquisire la consapevolezza delle proprie risorse corporee e vocali.
La voce è senza dubbio un indicatore degli stati emotivi dell’individuo.
Alcune ricerche hanno evidenziato come le emozioni che comportano un
alto livello di attivazione psicofisiologica, ad esempio aggressività, rabbia, ma
anche euforia, nel parlato sono caratterizzate da una voce con alta frequenza ed
estensione e velocità elevata; al contrario, le emozioni a bassa attività
psicofisiologica (noia, depressione, ecc.) hanno una bassa frequenza fondamentale,
estensione limitata e ridotta velocità nell’eloquio.
“Quando il corpo è libero da tensioni e mettiamo in atto la respirazione diaframmatica creiamo già le basi per l’impostazione della voce. Lo strumento è pronto. Bisogna sempre tenere presente che la voce non è un’entità isolata, essa fa parte del corpo ed è estremamente collegata ad esso. Mi piace pensare la voce come soggetto intermediario, come veicolo di comunicazione tra il corpo e l’esterno. La voce infatti ha origine all’interno del corpo, viene prodotta nella laringe, ma si proietta all’esterno. Se nel corpo c’è tensione, chiusura, rigidità, tutto ciò si ripercuoterà anche sulla voce…
La voce riflette con molta trasparenza i nostri sentimenti e stati d’animo. Pensiamo a come cambia il nostro tono di voce quando siamo tristi, arrabbiati o quando invece siamo pieni di gioia ed energia. La voce è per eccellenza lo strumento dell’espressione umana. Se siamo emozionati, preoccupati o ansiosi la voce ci tradisce, incrinandosi, spezzandosi e il ritmo del respiro si fa più veloce. Come ho già detto prima, non bisogna mai considerare la voce come fenomeno a sé stante, ma come parte di un complesso meccanismo che interessa la mente e il corpo. Per imparare a controllare l’ansia quando si deve parlare in pubblico la cosa più importante da fare è riappropriarsi della respirazione, concentrarsi sul proprio respiro, liberando la mente da inutili pensieri negativi. La mente deve essere occupata dall’ascolto del nostro ritmo di respiro, che piano piano si farà più lento e calmo. Questo ci aiuterà a liberare le tensioni e ad avere la voce più sicura.” (Floriana Pezzolo)

I piedi (microcosmo) sono parte dell’uomo (macrocosmo) e riflettono la persona con tutte le sue caratteristiche: energetiche, fisiologiche, anatomiche, emozionali, mentali, psicologiche e perfino spirituali.
Se si curano i piedi, di “riflesso” si cura la persona.
La riflessologia plantare si basa sulle corrispondenze che gli organi hanno sulla superficie del piede. Tali corrispondenze vengono utilizzate per rilevare le alterazioni energetiche e per riportare armonia.
Tutte le discipline che usano punti di pressione, dall’agopuntura allo shiatsu, dalla digitopressione all’auricologia, partono dal principio che dalle zone o punti di riflesso agli organi ci siano dei percorsi attraverso cui passa l’energia essenziale all’organismo per mantenere equilibrio e vitalità.
Letteralmente “riflessologia” significa “studio, scienza del riflesso”. La riflessologia – riflessoterapia ha origini antiche. Molto accreditata è l’ipotesi che sia nata in Cina circa cinquemila anni fa. Tutte le discipline che usano punti di pressione, dall’agopuntura allo shiatsu, dalla digitopressione all’auricologia, partono dal principio che dalle zone o punti di riflesso agli organi ci siano dei percorsi attraverso cui passa l’energia essenziale all’organismo per mantenere equilibrio e vitalità.
La filosofia cinese è basata sulla premessa che tutto accade all’interno dell’Universo (macrocosmo).
La Terra e la Natura sulla Terra sono collegate e reciprocamente dipendenti tra loro e dall’Universo.
Nella visione orientale del mondo, l’essere umano è un microcosmo della natura, un universo più piccolo, ma è costituito della stessa sostanza e ne rispecchia tutte le leggi. Poiché tutto è collegato, la salute definisce il complessivo essere dentro l’ordine universale e naturale: quel che è buono per la natura lo è anche per l’umanità, quel che è buono per la mente lo è per il corpo, quel che è buono per uno lo è per tutti, ecc.; naturalmente vale anche il viceversa.
Ogni cosa quindi “riflette” in piccolo ciò in cui è contenuto.